MICHELE PIACENTINI

UN IMPEGNO PER LA CULTURA E IL SOCIALE

  • Lo scorso mese ci siamo occupati della criminalità organizzata dei finti mendicanti che in realtà, troppo spesso nei panni di zingari minorenni, borseggiano e derubano turisti e malcapitati anziani italiani, riportando l’audace iniziativa promossa dall’informale Comitato di Quartiere “Termini e Dintorni” che aveva spedito raccomandate a tutti i maggiori organi istituzionali… dal Sindaco di Roma fino al Presidente della Repubblica. Gli zingarelli, per usare un’espressione sdrammatizzante, continuano a mendicare/rubare e gli spacciatori stabilmente collocati in Piazza della Repubblica continuano con le aggressioni e le risse… Il tutto, ovviamente, sotto gli occhi delle varie Forze dell’Ordine.

    Però forse qualcosa si è smosso, anche se purtroppo non proprio nella direzione sperata dagli abitanti dei rioni Viminale e Monti (nei pressi della Stazione Termini): la Polizia Municipale di Roma è andata al Colosseo per cacciar via i Centurioni che cercavano di guadagnare qualche euro facendosi fotografare dalle migliaia di turisti che transitano lì. Inevitabilmente, tra la fame di denaro da una parte e l’arroganza di qualcuno che indossa una divisa dall’altra, c’è scappata fuori una bella rissa fotografata dai tantissimi stranieri presenti! Da una parte c’era un piccolo esercito in costume (i Centurioni) e dall’altra un altrettanto piccolo esercito in divisa demodèe stile Federali dell’ante-guerra (la Polizia Roma Capitale).

    Sicuramente le attività abusive, come pare che fosse quella esercitata dai Centurioni, non possono essere permesse, però è altrettanto certo che non è possibile permettere il proliferarsi di reati più gravi come quello della delinquenza denunciata anche in questo articolo e che va a diretto discapito delle attività commerciali e dell’immagine di Roma!

    Quindi, esulando ogni considerazione sullo stile delle divise, caro “pizzardone” (di oltre 8.000 stipendiati dal Comune di Roma) ti esorterei ad essere più presente in strada per reprimere la vera delinquenza e non solo per sanzionare automobilisti o arrampicatori sociali.

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  • Si sono svolti stamani i funerali di Rosario Bentivegna, uno degli uomini più discussi nella storia della Repubblica Italiana e noto a tutti principalmente per i fatti di Via Rasella avvenuti a Roma durante la seconda guerra mondiale. Erano presenti molti partigiani, molti giovani di sinistra ed anche Valter Veltroni alle cerimonia svoltasi nella sede principale della Provincia di Roma, ai quali è stato rivolto il sentito ringraziamento della figlia di Sasà.
    Chiunque è intervenuto ha voluto sottolineare gli aspetti tipici del carattere di Rosario Bentivegna, simpatico, allegro e sempre fiero di essere stato un partigiano che ha combattuto, in tempi di guerra, per la libertà di Roma e dell’Italia dall’oppressione dei tedeschi e dei fascisti.
    Oggi ho voluto essere presente per rivolgere il mio saluto di gratitudine per tutto ciò che lui, unitamente ai suoi compagni, ha fatto affinché si concretizzasse quella vera democrazia che tutti noi desideriamo e per portare simbolicamente il saluto di mio padre Tullio Piacentini, suo amico e compagno di battaglie. Ricordo che nel 2004, su richiesta di mio padre che nel frattempo si era ritirato a vita privata nei pressi di Ginevra, partii da Roma per andare a prenderlo e condurlo al Campidoglio dove fu allestita la camera ardente di Carla Capponi, compagna di vita di Sasà e fiera partigiana anche lei.
    Dopo gli insegnamenti ricevuti sui valori della libertà e sull’importanza di combattere per essi, non avrei mai potuto mancare all’estremo saluto che in cuor mio sentivo di rivolgergli con la mia semplice presenza. Non avrei mai potuto tradire il sentimento fiero di chi in passato ha rischiato la propria vita per condurci in uno stato di libertà sociale
    che fino a poco più di sessant’anni fa non conoscevamo ancora. Ma soprattutto non avrei mai potuto tradire l’importanza delle migliaia di azioni compiute dai tantissimi partigiani e dagli innumerevoli civili che hanno perso la loro vita per la libertà loro e dei loro cari, deportati nei campi di concentramento o sommariamente giustiziati per le strade del nostro bel paese.
    Oggi, al funerale di Sasà, mi avrebbe fatto piacere, come avvenne nel 2004 per Carla Capponi, rivedere Giorgio Napolitano così come sarebbe stato doveroso far si che il Primo Cittadino di Roma avesse trovato il sistema di mettere a disposizione il Campidoglio per l’estremo saluto ad un uomo valoroso come Rosario Bentivegna che, fino all’ultimo dei suoi giorni, ha dovuto sempre combattere le strumentalizzazioni mediatiche e propagandistiche della sua azione in Via Rasella… scaturita da un sorteggio casuale.
    Probabilmente, però, la lunga battaglia per la democrazia non è ancora finita e l’augurio migliore è quello di cogliere questa triste ma importante occasione per far capire ai giovani come siano andati realmente i fatti che ci hanno portato a far parte di una Repubblica fondata sulla Democrazia.

    Michele Piacentini

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