MICHELE PIACENTINI UN IMPEGNO PER LA CULTURA E IL SOCIALE
  • Norme per la tutela della produzione cinematografica

    In pochi ricordano che, anni fa, i film che andavano in proiezione nelle sale cinematografiche non potevano essere programmati in tv prima di cinque anni.

    Poi, negli anni ’80-’90 circa,  con la presenza sempre più prepotente della Tv nelle case delle persone, i cosiddetti televisionari si accordarono per far eliminare questo arco di tempo di stacco tra i cinematografi e le emittenti televisive. A ben poco valsero le proteste dei distributori e dei gestori cinematografici che volevano impedire l’abrogazione di quella norma che tutelava il settore cinematografico e riuscirono soltanto ad ottenere, e per pochi tempo, la diminuizione del periodo da 5 a 3 anni.

    Nel frattempo, in supporto al fenomeno televisivo, si aggiunse l’invenzione e la diffusione di massa dei vhs (le videocassette magnetiche) e successivamente dei dvd (l’evoluzione del cd audio) che, con il pretesto dei film a noleggio, permisero alle grandi catene di distribuzione di annientare quel periodo di stacco inventando il fenomeno dell’home-video, le videocassette a noleggio per vedersi i film a casa.

    Dopo pochi anni dalla diffusione di massa in tutte le città ed i paesini d’Italia dei vari noleggiatori di vhs/dvd, che avevano ovviamente sgretolato e smantellato tutto il settore della distribuzione cinematografica, è stato molto più semplice e veloce (e con modalità quasi silenziose) poter ottenere delle norme che agevolassero i televisionari nel loro libero esercizio di proiettare film in televisione o addirittura nelle “pay-tv” (canali televisivi a pagamento) senza dover necessariamente aspettare nessun periodo di stacco.

    Non è vero il luogo comune (spesso imbeccato dalla tv) che il Cinema è finito per colpa della pirateria! Ma è molto più verosimile che il Cinema, una delle arti intellettualmente indipendenti da ogni regime, sia stato annientato da quei pochi televisionari (R.T.I. poi divenuta Fininvest e ancora dopo Mediaset) e distributori (Medusa di proprietà della Mediaset/Finivest) che sin dagli anni ’80 si arricchiscono fino a tutt’oggi con la monopolizzazione delle produzioni e delle distribuzioni cine-tv (cinema e fiction) destinate al mercato monopolizzato della tv!

    Non è casuale che l’allungamento del diritto d’autore sia stato passato (con Silvio Berlusconi nei panni di Presidente del Consiglio dei Ministri) da 50 a 60 anni… Dieci anni in più di proventi SIAE quanto denaro fruttano a Berlusconi? Una vera enormità! Una montagna di soldi pagati dai tanti autori iscritti alla SIAE e dai tanti speranzosi di un posto di lavoro in qualche fiction come manovale o tecnico e che mai arriverà! Così come non arriverà nessuna proposta di recupero della smantellata storica Cinecittà e per la quale ormai sono ben disegnate altre destinazioni d’uso.

    Per questa ragione i cineasti italiani devono prendere coraggio e riaffrontare il problema alla radice pretendendo e cercando di ottenere di nuovo un periodo di stacco tra la proiezione in sala e la proiezione in tv. Ciò consentirebbe di far riaffacciare in Italia le produzioni indipendenti, le produzioni straniere e soprattutto invoglierebbe i piccoli e medi produttori italiani ad investire qualche decina di migliaia di euro per un singolo film puntando anche semplicemente agli incassi delle sale cinematografiche… solo se avessero la certezza dell’indipendenza di queste da tutto il mondo della televisione.

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