MICHELE PIACENTINI UN IMPEGNO PER LA CULTURA E IL SOCIALE

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  • Scuola Diaz di Genova: prova di colpo di stato?

    Fatto salvo il sacrosanto diritto di giustizia per chiunque abbia subito dei danni nell’irruzione fatta dalla Polizia all’interno della scuola Diaz di Genova durante il fatidico G8 di undici anni fa, c’è però qualche conto che non torna… I media di quegli anni avevano lungamente demonizzato i rivoltosi Black-Block mentre ora, in pre-campagna elettorale, esaltano le 25 condanne inflitte dalla Corte di Cassazione quasi demonizzando gli uomini delle Forze dell’Ordine e gettandoli in pasto alla popolazione affamata di giustizia.

    Ma la cosa curiosa, leggendo casualmente un redazionale di cronaca locale (http://www.viterbonews24.it/foto/ex-capo-della-squadra-mobile-di-viterbo-condannato-per-il-pestaggio-alla-diaz_15119_19231.htm#news), è che alcuni di costoro non erano nemmeno presenti alla “mattanza messicana di Genova” (definizione data da diversi telegiornali nazionali) ed hanno pagato lo scotto, in base alla sentenza di ieri, di aver firmato verbali non corrispondenti al vero.

    Al di fuori dell’analisi e dei commenti individuali di come in alcuni casi vengano compilate delle semplici denunce presentate dai cittadini o di come potrebbero essere stati firmati certi fogli di verbali, magari solo perché si è Dirigente in carica di un Commissariato, il dubbio spontaneo che emerge è che smobilitare 400 uomini in divisa (come dichiarato dai mass-media) equivale ad organizzare un’azione di guerra. E chi poteva organizzare un’azione di tali proporzioni se non chi era alle dirette dipendenze del potere politico di quei giorni?!? Perchè, se così non fosse e quindi se il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non ne avesse saputo nulla, allora significa che l’Italia era in mano ad un manipolo di 25 poliziotti che avrebbero potuto fare tranquillamente anche un colpo di stato!

    Qualcosa non quadra, soprattutto se si considera che alcuni di questi poliziotti hanno rischiato più volte la loro vita per il Paese ed hanno ricevuto decine di encomi per le loro azioni contro la mafia o per altri casi difficili (così come descritto nell’articolo sopra riportato). Mi auguro, dopo questo primo ed importante risultato ottenuto con la sentenza di ieri, che le vittime e l’associazione delle vittime della scuola Diaz proseguano il loro percorso di giustizia verso la giusta direzione senza accontentarsi di ciò che l’imperante televisionismo propina loro.

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