MICHELE PIACENTINI

UN IMPEGNO PER LA CULTURA E IL SOCIALE

  • 50 anni fa nasceva il Videoclip a Roma. Rassegna Video e Fotografica alla Fiera Internazionale della Musica (FIM) presso la Fiera di Genova dal 15 al 17 maggio 2015. Esattamente 50 anni fa nasceva l’èra dei videoclip musicali attraverso la proiezione in una sala cinematografica di Anzio, cittadina del litorale romano, del lungometraggio Viale della Canzone (aprile del 1965) del regista-produttore Tullio Piacentini.

    Come riscoperto qualche anno fa dal giornalista Michele Bovi (autore del libro “Da Carosone a Cosanostra” edito da Coniglio Editore) tutto ebbe inizio a Roma nel 1959 quando fu presentato alla stampa e al pubblico il Cinebox, una sorta di juke-box con schermo che conteneva 40 pellicole di filmati musicali, attraverso cui si poteva sia ascoltare che vedere le canzoni. Per varie ragioni l’apparecchio non ebbe una grande fortuna ne tantomeno un’ampia distribuzione nei locali da ballo, facendo cadere il pionieristico progetto nel dimenticatoio.

    Tullio Piacentini, che in quel periodo era un distributore ed un gestore cinematografico, ebbe l’idea di inventare un nuovo fenomeno culturale e cioè quello di diffondere questi filmati musicali al grande pubblico proiettandoli nelle varie sale cinematografiche italiane al posto dell’avanspettacolo o dei caroselli che precedevano i film in cartellone. Fu così che, dopo il successo del primo lungometraggio, Piacentini in pochissimi mesi realizzò e distribuì anche in altri paesi europei i film 008 Operazione Ritmo e Questi Pazzi Pazzi Italiani ognuno dei quali conteneva ben 27 videoclip intervallati da altrettanti sketch di cartoni animati umoristici.

    Il successo economico e di popolarità di questi lungometraggi musicali fu indubbiamente legato al fatto che il pubblico ebbe finalmente la possibilità di vedere i propri beniamini della canzone anche nei loro movimenti e con tutta la ricchezza dei colori dei loro vestiti, cosa che fino a quel momento non poteva conoscere bene soltanto tramite le foto dei rotocalchi oppure delle rarissime apparizioni televisive che erano ancora in bianco e nero.

    Centinaia furono i filmati musicali realizzati, prima a Cinecittà e poi a Milano, proprio con il concetto ancora noto a tutti, cioè a colori e della durata di due o tre minuti. Così come decine e decine furono i cantanti italiani che presero parte a questo fenomeno cine-musicale: Luigi Tenco, Gianni Morandi, Lucio Dalla, Patty Pravo, Enzo Iannacci, Gabriella Ferri, Peppino Di Capri, Adriano Celentano, Nicola Di Bari… e via discorrendo con tanti altri eccellenti nomi.

    Tutto ciò, dunque, sarà possibile vederlo in una rassegna video e fotografica appositamente allestita all’interno della Fiera Internazionale della Musica (FIM), che si svolgerà alla Fiera di Genova dal 15 al 17 maggio prossimo, appassionatamente curata dall’editore Michele Piacentini, figlio del regista-produttore Tullio che 50 anni fa ha avuto il merito di inventare i videoclip decenni prima dell’invenzione della stessa parola ‘videoclip’ avvenuta alcuni mesi dopo l’inaugurazione dell’emittente televisiva MTV (1981).

    Per info: www.fimfiera.itpress@fimfiera.it – Tel. (39) 010.8606461 – (+39) 389.66.00.000

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  • Come tanti, conoscevo Enzo Iannacci per fama e per le simpaticissime canzoni che aveva cantato e scritto. Sapevo anche che era uno degli interpreti di un film musicale di mio padre (‘Questi Pazzi Pazzi Italiani’ del 1965 nel quale cantava ‘L’Armando’), ma sostanzialmente conoscevo poco di lui. Poi, sul set romano del film ‘Figurine’, avevo avuto modo di conoscerlo di persona trovando in lui una persona seria e spesso seriosa. Rispetto all’idea superficiale che me ne ero fatto, devo dire che ero rimasto un po’ disorientato. Però, una volta giunto a casa, avevo voluto prendere qualche informazione in più sulla sua storia ed avevo scoperto che invece aveva delle grandi qualità di uomo e di personaggio pubblico. Così, il giorno dopo e durante una lunga pausa delle riprese, mi ero andato a sedere vicino a lui per chiedergli cosa c’entrasse la carriera di medico con quella del cantante o dell’attore. L’espressione del suo volto, apparentemente estraniata da ciò che lo circondava in quelle ore, era cambiata d’improvviso con la mia domanda inaspettata e si era fatta sorridente, incuriosita ed attenta. Dopo avermi osservato per qualche lungo secondo, mi aveva risposto “l’uomo bisogna conoscerlo da dentro”.

    Con stima. Michele Piacentini

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